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Prevostura di San Verano in Abbadia Alpina

Diocesi di Pinerolo ( sec. XI; XVIII )

Piazza Ploto 19, 10060 Abbadia Alpina di Pinerolo (TO), Italia

La chiesa parrocchiale di San Verano altro non è che la chiesa monastica dell’Abbazia benedettina di Santa Maria, fondata dalla contessa Adelaide di Torino, che tra il 1064 e il 1078 la dotava di beni e di un vasto territorio che si estendeva dall’alta val Chisone fino al fiume Po. La potente Abbazia, che nel 1073 veniva elevata al rango episcopale dal pontefice, era popolata da monaci claustrali Benedettini Neri, provenienti dalla Sacra di S. Michele, fu retta da 28 abati ed il suo dominio durò oltre tre secoli, dal 1064 al 1433: successivamente a questo periodo sarebbe stata affidata ad abati secolari commendatari.
La chiesa abbaziale, intitolata a Santa Maria, ampia e a pianta basilicale a tre navate, sul lato nord era appoggiata al chiostro e al resto del monastero, mentre a sud aveva un muro in comune con la piccola chiesetta pievana di San Verano, che a sua volta fungeva da parrocchiale per la popolazione del villaggio di Abbadia.

Tra il 1220 e il 1245 l’abbazia perdeva i diritti temporali su Pinerolo a vantaggio dei Savoia, e rapidamente anche quelli sugli altri territori, infatti già nel 1275 la signoria degli abati si limitava a Famolasco, San Pietro e Abbadia. La bassa val Chisone rimaneva virtualmente all’Abbazia che però la concedeva in feudo ai Savoia.

L'abate Urbano Bonivardo viene considerato secondo fondatore del Monastero, per la grande capacità propositiva e imprenditoriale nel gestire il patrimonio abbaziale; questo si evince anche dalla promozione di notevoli lavori alla fabbrica abbaziale: tra il 1466 e il 1499 erige il coro della chiesa, restaura il chiostro grande, amplia il palazzo abbaziale, compreso un secondo chiostro, e anche un monumento funebre per se stesso oggi collocato nella chiesa attuale.

I monaci, che già durante il XVI secolo avevano abbandonato la vita in comune prendendo residenza nelle borgate attorno all’abbazia, nel 1590 vengono accusati di rilassamento dei costumi ed espulsi, quindi sostituiti da monaci riformati di San Bernardo, sempre Benedettini ma della congregazione Fogliese dell’ordine Cistercense, e provenienti dal monastero di S. Andrea di Torino (poi Consolata), che dureranno fino all’erezione della diocesi di Pinerolo.

Durante il XVII secolo la chiesa abbaziale è definita cattedrale in virtù della dipendenza diretta dalla Santa Sede goduta fin dal 1073. Nel 1632, a inizio Seconda Dominazione Francese sul pinerolese i monaci Cistercensi italiani venivano sospettati di fedeltà al duca di Savoia, quindi abbandonavano l’abbazia, dapprima trasferendo libri e documenti a Staffarda, poi riparando nel monastero di S. Andrea a Torino (attuale Consolata); al loro posto venivano installati dei Fogliesi parigini. Purtroppo, nel 1693, alla fine della dominazione francese, chiesa e monastero venivano semidistrutti dagli alleati spagnoli su ordine dei Savoia. I monaci Fogliesi francesi fuggivano, e nel 1700 tornavano quelli italiani.

Dopo il ritorno della città ai Savoia, Vittorio Amedeo II volle la ricostruzione della chiesa affidando i lavori agli architetti Antonio ed Ignazio Bertola. I lavori durarono dal 1708 al 1724 e diedero all’edificio l’aspetto che conserva tuttora, tipico del barocco di inizio Settecento. Il campanile veniva ricostruito entro il 1746 sul basamento di quello antico. Anche l’antica pieve di San Verano veniva riedificata, ma unicamente ad uso di cappella privata di monaci, così la nuova chiesa abbaziale è adibita anche a parrocchiale.

Nel 1748 Papa Benedetto XIV istituisce una sede vescovile in Pinerolo, e nel contempo sopprime l’Abbazia, disegnando così l’avvicendamento del diritto di cattedralità a favore della chiesa di San Donato; cessa quindi il governo dei monaci Fogliesi; d’ora in poi il monastero avrebbe continuato a vivere sotto l’autorità di un abate claustrale, ma senza alcuna giurisdizione esterna, ridotto cioè a puro e semplice convento; il comune di San Pietro passava ai Savoia, e si ipotizza che in quest’occasione anche la signoria del comune di Abbadia sia stata attribuita ai medesimi re di Sardegna.

Il 31 agosto 1802 vengono aboliti in tutto il Piemonte gli ordini religiosi; l’11 ottobre l’ispettore demaniale espelle i monaci, prende possesso dei beni abbaziali (già depauperati nei primi anni di governo napoleonico per ripianare i debiti delle casse statali), che saranno venduti a privati, ad eccezione della chiesa che essendo parrocchiale rimane alla Diocesi.

La signora Lambry acquista l’ex monastero e nel 1838 lo cede alle suore francesi del Sacro Cuore, che vi installano un istituto di educazione femminile; esse vengono espulse nel 1848; un nuovo collegio vi trova posto nel 1850, e nel 1855 si installa l’Istituto della Provvidenza di Torino, che vi rimarrà fino al 1914. Nel 1923 quest’ultimo vende gli stabili a privati, dai quali il parroco acquista alcuni locali e un orto. Nel 1957 lo stesso parroco acquista l’ex cappella privata dei monaci, attigua alla chiesa parrocchiale, per farne sede della casa parrocchiale.

Circa 25 anni fa, il settecentesco altar maggiore dedicato a San Verano fu diviso in due parti. L’imponente parte superiore incorporante il tabernacolo fu spostata nella cappella del Sacramento, mentre l’altra parte è rimasta a ricostituire il nuovo altare. Nel presbiterio è esposto un quadro di ignoto raffigurante Santa Cecilia protettrice dei musicisti, mentre sul coro barocco si susseguono altri dipinti senza autore dell’Assunta con gli apostoli, di San Francesco di Sales, di San Verano attorniato dai santi apostoli Pietro e Paolo, di San Tommaso che accoglie a braccia aperte Gesù mentre scende dalla croce, e infine di Santa Maria Margherita Alacoque, la veggente del Sacro Cuore di Gesù.

Gli altari delle cappelle laterali sono intitolati, a partire dall’abside, alla Madonna, a San Michele Arcangelo, a San Francesco di Sales per la parte settentrionale; al Santissimo Sacramento (o cappella della Reposizione), ai SS. Biagio e Bartolomeo, a S. Margherita per la parte meridionale. Nella cappella di San Michele sono collocate attualmente le pietre sepolcrali antropomorfe degli abati Giovanni Ludovico di Savoia vescovo di Ginevra, e Urbano Bonivardo vescovo di Vercelli. La cappella del Sacramento o della Reposizione conserva un gruppo ligneo policromo raffigurante la Madonna e S. Giovanni Apostolo ai piedi della croce, di ambito franco-piemontese di fine Quattrocento; essa ospita anche le reliquie dei santi Maurizio, Giorgio e Tiberio: quelle di quest’ultimo erano conservate in una cassa reliquiario (1398-1404) un tempo sita nell’abbazia pinerolese, e dopo il 1875 venduta al Museo d’Arte Antica di Torino dove ora è esposta.

Per l’accompagnamento delle funzioni completa la chiesa un organo posto in controfacciata, su tribuna lignea, attribuito a Giacomo Filippo Landesio e databile alla metà del XVIII secolo: risulta essere quindi uno di più antichi, se non il più antico, della Città.

E' da notare che, all'interno dell’attuale chiesa parrocchiale di Abbadia Alpina, è conservato un fonte battesimale cinquecentesco, che non potendo appartenere alla chiesa abbaziale deve per forza provenire dalla chiesetta pievana di San Verano. La sua presenza nell’attuale posizione non può dunque essere anteriore al 1724.

La festa patronale di San Verano, viene celebrata nella chiesa parrocchiale la domenica più vicina all'11 novembre. La festa di Sant'Antonio abate, viene celebrata la domenica più vicina al 17 gennaio quando, con la benedizione degli animali, si mette in scena la rievocazione della cavalcata “scremita” del 1294 che produsse la vittoria dell'abate sul conte di Savoia, che aveva tentato di far abbattere le forche abbaziali erette presso il ponte di San Martino.

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©Foto Studio Architettura Pettigiani, Borgone di Susa

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Cattedrale di Pinerolo
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