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Santa Maria della Corte (Castellazzo B.da)

Diocesi di Alessandria ( sec. X; XV; XVII )

Piazza Santa Maria, 15073, Castellazzo Bormida, Alessandria

La chiesa parrocchiale di Santa Maria della Corte è citata per la prima volta nel 1005, appartenente alla “curte regia Gamundii” di origine romana e poi capoluogo longobardo che dal XIV diverrà Castellacium.
La prima chiesa, esistente dunque almeno dal X secolo, è probabilmente ad aula unica, cui è affiancato un convento all’inizio del Quattrocento, gestito dai Padri Serviti fino al 1807. Nel 1494 la chiesa è ricostruita a tre navate, in stile tardogotico, mantenendo l’antico campanile, mentre la parte conventuale è riedificata nel 1676. Inondata dalla Bormida nel 1647, e bruciata dai francesi nel 1651, della chiesa rimane solo il campanile. Tra il 1665 e il 1717 l’edificio è ricostruito su progetto dell'architetto Guglielmo Trotti secondo l’antico impianto per sfruttare le fondamenta rimaste. Nel 1894 vengono intrapresi i lavori di risanamento degli affreschi interni, opera del pittore Rodolfo Gambini di Milano (1855-1928).
All’esterno spicca la facciata in mattoni a vista, in stile barocco, suddivisa in due ordini da una cornice aggettante. Ulteriori ripartizioni sono date dalle lesene che inquadrano nella parte inferiore i portali di accesso, mentre in quella superiore un’ampia finestra rettangolare è sormontata da un timpano a cimasa. Due volute hanno la funzione di raccordo fra le due parti.
All’interno la chiesa è suddivisa in tre navate, di cui la maggiore è conclusa da un’abside poligonale, mentre l’incrocio fra la navata centrale e il transetto è sormontato da una cupola ottagonale mascherata dal tiburio ingentilito da aperture circolari.
La chiesa è ricca di opere d’arte: un leone alato quattrocentesco che rimanda alla Serenissima, opere scultoree vasariane e di Anton Maria Maragliano (1664-1741) e opere pittoriche di Gulglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568-1625). Si segnala il crocifisso ligneo scampato all'incendio del 1651 e un piccolo affresco tardo-trecentesco raffigurante San Rocco e San Sebastiano.

Particolare devozione è dovuta all'antico crocifisso ligneo miracolosamente scampato all'incendio del 1651, tanto che viene dichiarato miracolato da papa Benedetto XV.
Esso si inserisce nella tradizione scultorea del territorio, nel tardogotico fra Piemonte e Lombardia, dove fra XV e XVI secolo fra Alessandria e Valenza convivono anime artistiche differenti.
Accanto ad altre sculture della zona che richiamano una tradizione lombarda, come il Crocifisso esposto nella chiesa dei SS Maria e Remigio di Pecetto, in questo caso siamo davanti a un esempio che non ignora ciò che accade artisticamente fra le Alpi e il mare. E' probabile che fra Valenza e Alessandria lavorassero botteghe di influsso lombardo ma che non rinunciavano a cercare altre suggestioni. Di gusto ponentino è la lavorazione in piccola scala, con braccia che si allungano partendo da spalle molto strette, connotando il pezzo di una certa tensione.
Particolare è il suffisso che accompagna l'intitolazione a Santa Maria: della "Corte" ricorda "in curte regia Gamundii" (da cui il suffisso "della Corte") citata da un istrumento del 1005, che ne tramanda la fondazione da parte di Maria figlia del re longobardo Adalberto. Ecco che la storia si mescola alla devozione religiosa, lasciando traccia del passaggio longobardo nel territorio alessandrino.

Approfondimenti
Lun-Dom 08:00 - 12:00 15:00 - 18:30

Il bene sarà visitabile negli orari indicati salvo celebrazioni liturgiche

Lun-Sab 17:00
Dom 09:30 11:00 17:00

Info

cattedrale
Cattedrale di Alessandria
diocesi
Alessandria
tipologia edificio
Chiese e comunità parrocchiali
indirizzo
Piazza Santa Maria, 15073, Castellazzo Bormida, Alessandria
tel
0131-512239
mail
beniculturali@diocesialessandria.it

Servizi

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