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Rinascimento

Rinascimento

Il Rinascimento subalpino è frutto tardivo, che maturerà nel Cinquecento appassendosi nel secolo successivo, quando moduli tardo manieristici figurano ancora nell’arte dei Castellamonte e dei loro collaboratori luganesi. I piemontesi erano affezionati al gotico, alla scultura decorativa, alla pittura brillante di Jaquerio. Il Coro di Staffarda (ora per lo più al Museo Civico di Torino) vede il passaggio dal sublime intaglio tardogotico a prime incerte prove di prospettiva. Eccezione straordinaria è il Duomo di Torino, che è opera d’importazione toscana, dovuta ad un settignanese, e che presenta la tipica facciata ad edicola a doppio ordine con volute laterali, che si ritrova a Roma in Sant’Agostino e Santa Maria del Popolo. Lo stesso può dirsi di Santa Croce a Boscomarengo, mentre risultano più ancorate al territorio Saluzzo, Saliceto e Revello, zona in cui dipinge un atipico leonardesco: Hans Clemer, maestro anche più di Gandolfino di Roreto e accanto al più centro italiano dei piemontesi, Macrino d’Alba.

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