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Dal Monferrato al mare: pellegrini in viaggio sulle vie consolari e sui crinali

L’itinerario percorre la Valle Bormida di Spigno, verso sud, ricalcando il tratto della via consolare romana Aemilia Scauri, che collegava Vada Sabatia (l’odierna Vado Ligure) con Derthona (Tortona) attraverso Aquae Statiellae, passando per Ponti e Bistagno. Il percorso si allontana dall’itinerario principale e sale sulle dorsali verso Castelletto d’Erro, Montechiaro Alto, Pareto, Squaneto e sulla sinistra orografica del fiume Bormida verso Denice.
Il percorso di fondovalle è il più antico ed il più moderno allo stesso tempo, mentre i percorsi di crinale, più difendibili, divennero nel medioevo quei “fasci” di vie dell’olio e del sale che scendevano verso la marina, collegando la Pianura Padana con il mare.

Piazza Duomo

L'Itinerario inizia da Acqui, con la visita alla Cattedrale di N.S. Assunta, alle chiesa cittadine e al Museo Archeologico.

Via IV Novembre

Bistagno è posto alla confluenza tra le due Bormide di Spigno e di Millesimo, adiacente alla via Aemilia Scauri, di cui si possono ancora individuare alcuni tratti presso la pieve di Santa Maria, l’antica parrocchiale, oggi in veste barocca. Bistagno fu sede vescovile dal 1258 fino al tardo secolo XIV, rifugio dei presuli acquesi all’interno del concentrico di forma triangolare, difeso da mura. Bistagno ha dato i natali a Giuseppe Saracco, insigne uomo politico della fine del secolo XIX, e a Giulio Monteverde, scultore neoclassico di fama, a cui Bistagno ha dedicato una gipsoteca che conserva numerosi calchi delle sue opere. L’odierna parrocchiale di S. Giovanni conserva una bella Madonna, opera dello scultore.
La parrocchiale di San Giovanni Battista, di forme barocche ma fiancheggiata da un campanile romanico-gotico, ha l'interno a tre navate e conserva la balaustra, l'altar maggiore e il coro ligneo della stessa epoca.

Piazza dei caduti

Posto sulla via Aemilia Scauri, Ponti conserva un importante miliario romano che indica la restaurazione della via attuata da Caracalla (211/217 d.C.). La nuova parrocchiale di N.S. Assunta, edificata lungo la strada di fondovalle, fu consacrata alla fine del secolo XIX da Mons. Balestra e sostituì quella antica, non più sufficiente alla popolazione, posta sulla collina e adiacente al castello dei Del Carretto, il cui emblema, la ruota, è visibile un po’ ovunque nel paese. Di stile rinascimentale, la chiesa ha tre navate e 5 altari. Gli stalli in noce del coro furono costruiti nel 1930. L’edificio antico, sulla collina si staglia con il bel campanile romanico (secolo XI).

Piazza San Lorenzo

Il paese è caratterizzato da un piccolo nucleo di case medievali, raccolte sotto la torre quadrata (secolo XIII). Inseriti nelle murature del borgo si possono osservare diversi frammenti scultorei: notevole è una splendida lapide romana con tre volti, murata sopra un portale rococò di una abitazione privata. La sua provenienza è probabilmente da attribuire ad un’area cimiteriale adiacente alla via consolare Aemilia Scauri, che correva proprio nel fondovalle.
Nel secolo XV la parrocchiale portava ancora il titolo di San Massimo, mentre la visita apostolica del 1577 parla di chiesa di San Lorenzo piuttosto malandata e di “parrocchiale antica di san Massimo con cimiterio”. Per la nuova chiesa intervenne il marchese Scarampi che concesse la cappella gentilizia del castello, impegnandosi ad adattarla a parrocchiale sufficiente per la popolazione.
Internamente l'edificio si presenta ad aula unica con copertura voltata, il coro è di forma allungata, il sacrario si trova all'interno del battistero, in fondo alla chiesa a sinistra chiuso da una pietra.
Vi sono presenti due altari, quello dedicato a San Carlo e il marmoreo altare maggiore intitolato al
Santissimo Sacramento ornato da policromi intarsi di fattura settecentesca, prelevato dalla sconsacrata e cadente chiesa del castello Del Carretto di Ponti.
Il ritrovamento degli affreschi (XV – XVI secolo) nella Parrocchia di San Lorenzo a Denice è un evento di grande rilievo e fino ad oggi non vi è ancora riscontro con altri cicli dello stesso periodo storico.
A seguito di un evento che ha richiesto un consolidamento strutturale della chiesa, e quindi la disposizione di alcune catene di sostegno, sono stati eseguiti alcuni saggi stratigrafici preliminari per verificare la presenza o meno di partiti decorativi antichi (2013).

Regione Casato

L’edificio racchiude una serie di affreschi tardogotici di grande interesse ed è situato presso una casa colonica lungo la statale verso Merana. La chiesa faceva parte di un complesso conventuale dei frati Minori di Spigno. L’anno di fondazione non è certo ma si può collocare all’incirca in epoca tardo medievale. Nell’abside è conservato un affresco di piccole dimensioni attribuito per analogie iconografiche e coloristiche al maestro di Roccaverano, artista che operò nella zona nella II metà del ‘400. L’affresco raffigura l’Assunzione della Vergine tra Angeli e ai piedi è disteso il Bambino attorniato da Angeli musicanti. A destra della Vergine è rappresentato San Francesco che riceve le stimmate e a sinistra Santa Caterina d’Alessandria con la ruota del martirio. Nel recente restauro sono emersi sulla parete di destra una Madonna con Bambino e Sant’Antonio Abate.

Località Bergaglio

Il piccolo centro di Squaneto, frazione di Spigno Monferrato, conserva nella chiesa di Sant’Anna (secolo XVIII) una splendida statua in marmo bianco raffigurante la Madonna Immacolata. La statua fu acquistata a Savona nel 1811, per milleseicento lire, dal prevosto don Francesco Reverdito che diverrà cappellano di Squaneto alla metà del secolo XIX. Questo è quanto risulta dalle memorie dello stesso sacerdote, ma le vicende della statua sono avvolte nel mistero: la famiglia Reverdito rivendicò ben presto la proprietà della statua e per questo motivo sorgono dei dubbi sulle vicende relative all’acquisto e alla provenienza della statua. Secondo una tradizione, menzionata anche nella relazione parrocchiale del 1930, la statua sarebbe stata rubata a Savona “o nei pressi di quella città” dalle truppe francesi, le quali, avendo difficoltà a trasportarla, decisero di venderla alla famiglia Reverdito di Squaneto. La statua è riconducibile alla scuola genovese del secolo XVIII.

15010 Pareto

L’imponente parrocchiale barocca di San Pietro sovrasta il paese e risale al 1634, la facciata invece ad un restauro del 1734.
La Chiesa ha un maestoso abside semicircolare, gli fa da contrafforte un alto muraglione di cemento rivestito di pietra e cemento. Il lato destro presenta un bel portale di arenaria con architrave e piedritti scolpiti con motivi geometrici e fiori stilizzati. Nell’architrave si legge l’iscrizione: HIC DOMUS DEI ET IHSET IHS PORTA CELI/OPUS M. JO. GUASCHI, databile al XVI secolo.

Nelle relazioni parrocchiali compaiono le seguenti chiese e cappelle: chiesa dei Disciplinanti (poi oratorio) intitolata a S. Pietro e M. V. Assunta; cappella di San Giuseppe, proprietà degli eredi dell’avv. Gio Carlo Borreani; cappella di Santa Rosalia; chiesa della Beata Vergine e della Madonna del Romitolo; cappella di S. Antonio; chiesa di S. Giuliano; chiesa di San Lorenzo Martire di Miogliola; chiesa di S. Lorenzo di Pontinvrea.

Piazza della Chiesa 1

L’abitato si presenta diviso in due frazioni, Montechiaro Piana e Montechiaro Alto. La prima si trova sul fondovalle e costituisce la parte più antica e più moderna del paese: il nucleo originario di Montechiaro si raccolse in questo ampio vallone già in epoca preromana per trasformarsi in seguito in stazione di posta della via commerciale che risaliva la Val Bormida, la Aemilia Scauri che collegava la costa ligure alla valle Padana.
Molto più tardi, attorno all’XI secolo, quando la necessità di seguire vie più sicure portò alla costruzione di tracciati sui crinali delle colline, venne fondato il borgo di Montechiaro Alto, più facilmente difendibile anche dalle incursioni saracene, a sua volta difeso da una rocca fortificata.
Il nuovo insediamento si trovava lungo quella linea che aveva in Castelletto d’Erro a nord e Pareto a sud altri due capisaldi a difesa di mercanti e pellegrini che percorrevano la via di collegamento tra il mare e la pianura padana.
L’antica struttura architettonica del paese è rimasta intatta, con le case in pietra ben conservate ed arricchite da stemmi nobiliari, con le stradine dal fondo acciottolato che si inerpicano tra le case, con squarci improvvisi sullo splendido panorama che si apre tutto attorno.
A Montechiaro Alto si può ammirare la chiesa parrocchiale di San Giorgio, cinquecentesca, con un portale in pietra scolpita e, all’interno, un ricco pulpito e una statua della Vergine di scuola genovese. Un sentiero consente di salire sul colle per ammirare, altre al magnifico panorama, i resti dell’antico castello distrutto dagli Spagnoli. La Chiesa della Confraternita dei Battuti ospita invece il Museo Contadino. Isolato nella campagna, facilmente raggiungibile con una piccola deviazione, è il grazioso santuario settecentesco della Madonna della Carpeneta.
A Montechiaro Piana sono interessanti i ruderi dell’antichissima Pieve (sec. VIII), a fianco della nuova chiesa di Sant’Anna, che conserva all’interno la vasca battesimale per immersione della pieve originaria, e la slanciata ciminiera storica, ultimo resto della fornace di mattoni, che per decenni fu l’unica attività artigianale della vallata.

Località Sant'Onorato

Nell’elenco dei benefici ecclesiastici di fine secolo XV, conservato presso l’archivio storico diocesano, si parla di “beneficio di Sant’ Onorato” e nella relazione del visitatore apostolico, Mons. Ragazzoni del 1577, si legge: “l’antica parrocchiale di Santo Onorato si conservi ben coperta et ben serrata, et vi faccia la communità ben serrare il cimiterio (…). La chiesa fu dunque sostituita già nella metà del secolo XVI dalla nuova parrocchiale, santa Maria Maggiore. All’interno si conserva la statua di S. Onorato (secolo XX) e lacerti di affreschi coperti da intonaco.
Nel paese svetta la torre duecentesca.

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